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Una dedica al
Maestro Giovanni Filippini
di Renato Visentini |
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Se il do finale
dell'Aikido rappresenta nella sua accezione più profonda la
strada da seguire, è necessario soprattutto per un insegnante,
fermarsi qualche volta e guardare indietro il proprio cammino. Ripercorrere
con la mente la propria storia di aikidoka e riflettere come questa
abbia influito sul destino personale, condizionandone in modo sensibile
il futuro, è la sensazione stessa del respiro, dell'eterno
movimento ciclico, ritmico, vitale.
Questo movimento armonico pulsa sullo stesso asse della spinta originale
ed illumina, quale propulsore di quest'onda, la figura del maestro.
Del proprio insegnante ognuno di noi ha una considerazione che sconfina
quasi nella leggenda.
E' una sorta di necessità ringraziare pubblicamente il proprio
insegnante che con la sua spinta dischiude davanti a noi un nuovo
mondo interiore.
L'Aikido è un mondo nuovo, rivelatomi circa venti anni fa
dall'entusiasmo e dalla verità di un uomo, padre spirituale
di quest'arte bisognosa di essere risvegliata ad una marzialità e
restituita ai suoi valori più autentici.
Un uomo entusiasta e sorridente, persino di fronte alla morte, che
non si è risparmiato di girare l'Italia per diffondere sul
tatami l'armonia della verità.
Quanti hanno assistito ai suoi stage ricorderanno la fluidità dei
movimenti dipanare la fitta selva di dubbi e fare apparire la lucida
visione del vero Do, la Via, da seguire.
Via che ancora oggi seguo ed insegno nel mio dojo.
Attualmente Filippini non insegna più l'Aikido.
Gravi motivi di salute, legati anche al recente episodio di infarto
avvenuto nella scorsa estate, hanno accentuato alcune scelte parzialmente
abbracciate negli ultimi anni.
L'età e la naturale evoluzione delle inclinazioni personali
già avevano, infatti, fortemente contribuito a spostare
il suo centro di interesse verso la pratica e l'insegnamento di altre
discipline, confermando la sua natura di uomo entusiasta, fonte inesauribile
di ricchezze da trasmettere alla gente, in mezzo alla gente.
Anche la sua storia recente è un esempio di grande forza d'animo.
La vicinanza della morte non ha turbato il suo spirito e il suo incrollabile
desiderio di vivere ha fatto da eco al nostro stesso amore per la
vita.
Ho realizzato in quel momento, per lui cruciale, consapevole di non
poter fare assolutamente nulla davanti a quella lotta impari, la
trasformazione che aveva cambiato il mio antico insegnante nell'uomo
maestro di vita senza tempo.
Ora comprendo che le sue grandi doti erano e sono l'esatto complemento
dei suoi difetti.
Se posso paragonare l'Aikido ad un suono inestinguibile, Filippini
per me è il diapason con il quale si è accordata la
sua armonia spirituale.
Sul tatami è stato il predicatore della tecnica sincera Ryai.
Voglio sottolineare che il metodo di insegnamento di Filippini era
diverso da quello usuale dei grandi Maestri internazionali, generalmente
molto parchi di spiegazioni.
Un modo nuovo di accompagnare la sincerità delle tecniche
con una pioggia di parole destinate a stemperare la fatica del corpo;
un insieme di movimenti semplici, eleganti, belli, regalati in cambio
di un'unica cosa: grande impegno.
E grande impegno chiedo anche agli allievi che da alcuni anni chiamano
me Maestro.
Ma grazie a Filippini, ho sentito dentro di me mutare il significato
di questa parola.
Ho realizzato la consapevolezza che quell'uomo che tanto mi ha legato
sul piano fisico con le sue tecniche, tanto mi ha reso libero spiritualmente.
E senza nulla in cambio.
Lì è scomparso ogni difetto, l'uomo che prima era apparentemente
solo un insegnante tecnico, ora è un Maestro di vita.
Renato Visentini |
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